23) Dewey. I compiti del liberalismo.
Questa lettura per essere compresa deve tener conto del
significato specifico della parola liberal nella cultura
americana. Inoltre si deve considerare la situazione particolare
degli anni Trenta, quando non la democrazia, ma fascismo e
comunismo si contendevano il dominio del mondo. La proposta di
Dewey  l'economia socializzata come mezzo e il libero sviluppo
individuale come fine.
J. Dewey, Liberalism and Social Action, [Liberalismo e azione
sociale], New York, 1936; traduzione italiana di R. Cresti, La
Nuova Italia, Firenze, 1946, pagine 110-114 (vedi manuale pagina
289).

 Il materialismo corrosivo dei nostri tempi non procede dalla
scienza; esso sorge dalla nozione, sediziosamente coltivata dalla
classe al potere, che le capacit creative degli individui possano
essere risvegliate e sviluppate soltanto nella lotta per il
possesso materiale e per il guadagno materiale. E allora ci si
pone questa alternativa, o rinunciare alla nostra professione di
fede nella supremazia dei valori ideali e spirituali, accomodando
cos le nostre credenze al predominante orientamento, oppure,
attraverso uno sforzo organizzato, istituire una economia
socializzata di sicurezza e di abbondanza materiale che liberi
l'energia umana per il conseguimento di valori pi alti.
Finch la liberazione delle capacit individuali per una spontanea
autonoma espressione,  una parte essenziale del credo del
liberalismo, un liberalismo sincero deve pretendere i mezzi che
sono la condizione per il raggiungimento dei suoi fini; e la
reggimentazione delle forze materiali e meccaniche  la sola via
per cui la massa pu essere affrancata dalla reggimentazione e
dalla conseguente soppressione delle sue possibilit culturali.
L'eclissi del liberalismo  dovuta al fatto che esso non ha
affrontato le alternative e non ha adottato i mezzi da cui dipende
la realizzazione dei fini professati. Il liberalismo pu essere
fedele ai suoi ideali solo se persegue la via che conduce al
conseguimento di essi.
L'opinione che il controllo sociale organizzato delle forze
economiche risiede fuori della linea storica del liberalismo,
mostra che il liberalismo  ancora impedito dai residui della sua
prima fase del laissez faire, con la sua opposizione di societ e
individuo. Ci che ora scoraggia l'entusiasmo liberale e ne
paralizza gli sforzi,  la concezione che la libert e lo sviluppo
della individualit come fini, escludono l'uso dello sforzo
sociale organizzato come mezzi. Il primo liberalismo consider
l'azione economica individuale separata e gareggiante come il
mezzo per il benessere sociale come fine; ma noi invece dobbiamo
rovesciare la prospettiva e vedere che l'economia socializzata 
il mezzo per il libero sviluppo individuale come fine.
E' un luogo comune che i liberali si dividano fra coloro che sono
prudenti e coloro che amano i tentativi, mentre i reazionari
sarebbero legati da una comunanza d'interessi e di costumi. Ma 
vero che un accordo fra tesi e credo liberale pu essere raggiunto
solo con una unit di sforzi; una unit organizzata d'azione
accompagnata dal consenso dottrinale progredir nel grado in cui
il controllo sociale delle forze economiche sar fatto l'obiettivo
dell'azione liberale. Il maggiore potere educativo, la maggior
forza nel formar le disposizioni e le attitudini degli individui,
 il medium sociale in cui essi vivono; e il medium che al
presente ci sta pi vicino  quello dell'azione unificata per il
fine inclusivo di una economia socializzata.
Ma il conseguimento di uno stato sociale in cui una base di
sicurezza materiale liberi le possibilit culturali degli
individui non  un lavoro di un giorno; tuttavia un modo c' di
stringere in effettiva unit le presenti attivit dei liberali,
ora disperse e spesso in conflitto;  quello di concentrarsi sul
compito di assicurare una economia socializzata come fondamento e
medium per lo sviluppo degli impulsi e delle capacit, che gli
uomini sono d'accordo nel chiamare ideali.
Non fa parte di questo lavoro, delineare con dettagli un programma
per un liberalismo rinascente; ma la domanda cosa si deve fare,
non pu essere passata sotto silenzio. Le idee devono essere
organizzate e questa organizzazione implica un gruppo di persone
che sostenga queste idee e la cui fede sia pronta a tradursi in
azione. E tradurre in azione significa formulare il credo generale
del liberalismo come un programma concreto d'attivit. E'
nell'organizzarsi in azione che i liberali sono deboli, e senza
questa organizzazione c' il pericolo che gli ideali democratici
possano andare falliti. La democrazia  stata una fede di
combattenti; quando i suoi ideali saranno rinsaldati da quelli del
metodo scientifico e d'intelligenza sperimentale, non pu darsi
che essa sia incapace di risvegliare disciplina, ardore,
organizzazione. Restringere l'esito per il futuro a un conflitto
fra fascismo e comunismo significa chiamare una catastrofe che pu
trascinarsi dietro, nella lotta, la civilt stessa. Un vitale e
coraggioso liberalismo democratico  la sola forza che pu
sicuramente evitare un tale disastroso restringimento della
questione dibattuta. Per mio conto non credo che gli statunitensi
che vivono nella tradizione di Jefferson e di Lincoln
s'infiacchiranno e s'arrenderanno senza uno sforzo generoso per
dare alla democrazia una realt vivente. E questo, lo ripeto,
richiede organizzazione.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagine 687-689.
